• Dott. Gianluca Rizzo

La banana: storia e virtù di un frutto popolare ma poco conosciuto

Frutta e verdura fanno parte di un unico gruppo alimentare che non dovrebbe mai mancare in una corretta pianificazione nutrizionale giornaliera. Anche se botanicamente ci si riferisce a un  insieme molto eterogeneo, in realtà tendiamo a considerare “frutta” tutti quegli alimenti vegetali acquosi e ricchi di zuccheri semplici che risultano dolci al palato e che vengono consumati prevalentemente  a crudo. Ma quando parliamo di frutta, specialmente in caso di regimi alimentari dietetici, non è raro che alcune tipologie vengano biasimate perché troppo dolci. Escludendo la ben diversa necessità del conteggio dei carboidrati (come nel caso di individui con alterata tolleranza glicemica o regimi alimentari particolari basati sulla riduzione dell’introito carboidratico), uva, fichi e banane non godono di un’ottima reputazione. Nel caso specifico della banana, non è raro che il suo consumo sia limitato da divieti categorici che la escludono dalle libere scelte delle porzioni di frutta giornaliera. Questa ingiusta discriminazione deriva dal contenuto in calorie lievemente più alto, per quanto davvero trascurabile in una pianificazione giornaliera complessa.

Se da un lato una banana può contenere fino a 100 kcal (molto simile a una porzione di mandarini o loti), la differenza netta potrebbe essere di 40 kcal rispetto a una pera media ma di solo 20 kcal rispetto a una mela. Se pensiamo che un cucchiaino in più di olio potrebbe comportare la stessa variazione calorica ci rendiamo conto quanto sia più importante fare attenzione ad altre abitudini. Alla luce di ciò è più importante avere contezza delle porzioni di pane, pasta  e olio che normalmente consumiamo, invece di selezionare la frutta che riteniamo meno calorica. Inoltre, importanti report di organizzazioni internazionali continuano a sostenere quanto il consumo di frutta e verdura sia decisivo per la prevenzione di  patologie croniche come diabete, malattie cardiovascolari e la stessa obesità.


La banana, bacca ottenuta dalla pianta di banano della famiglia delle Musaceae, è un frutto di origine tropicale che ha incontrato i gusti dei consumatori, tanto da essere ormai diffusa in tutto il mondo. La sua coltivazione in Papua Nuova Guinea potrebbe risalire a circa 10.000 anni fa, indicando così il primo luogo di domesticazione della pianta. Il frutto fu introdotto in America dai portoghesi in seguito a importazione dal continente africano e solo tardivamente, nel XVIII secolo,  anche nel Vecchio Mondo. In Europa, la Spagna è sicuramente tra i paesi con una maggiore produzione;  a livello mondiale India, Filippine, Cina e paesi Sud Americani rappresentano i maggiori coltivatori di banane. Allo stesso tempo, i paesi europei importano più di 1/3 della produzione mondiale. Le qualità attualmente consumate sono prive di semi grazie a tecniche di incroci che ormai ci permettono di ottenere frutta sempre più dolce e succulenta e alle caratteristiche del banano di sviluppare frutti senza fecondazione (partenocarpia). In natura la banana presenterebbe una grande quantità di semi e un contenuto estremamente ridotto di polpa.

Della stessa famiglia botanica possiamo trovare anche il bananito e il platano. Nel primo caso, si tratta di frutti molto simili alle banane che normalmente consumiamo a tavola ma dalle dimensioni ridotte e dal gusto più intenso e aromatico. Il platano (termine prestato dalla lingua spagnola, che indica letteralmente “banano”) o banana verde è un frutto ricco di amido che si consuma in seguito a cottura, dal gusto più simile alla patata con un sentore di banana acerba. La tipologia di banana più diffusa è la Cavendish, un cultivar che si origina in Vietnam e Cina, ovviamente selezionato per non produrre semi, tuttavia esistono fino a 1.000 qualità di banana coltivate nel mondo, tra cui i cultivar del noto gruppo Red delle banane dal colore rosso/porpora. Il banano rappresenta la pianta erbacea più grande che si conosce e si sviluppa fino a 7 metri di altezza tanto da essere scambiata per vero e proprio albero. Il gusto del frutto è strettamente legato alla temperatura di maturazione. In Italia può essere coltivato, soprattutto come pianta ornamentale, anche in vaso ma la maturazione dei frutti necessita di climi caldi come quelli della Sicilia, luogo in cui è presente una piccola produzione destinata al mercato nazionale.

Curiosità interessante: per alcuni disturbi intestinali come il colon irritabile o nelle malattie infiammatorie croniche intestinali, la banana semiacerba è ben tollerata mentre quella matura favorisce i disturbi funzionali tipici di diarrea o stitichezza. Come per altri frutti, la maturazione continua anche dopo che le banane sono state recise dalla pianta. Poiché questo meccanismo dipende dall’etilene, sostanza emessa  anche dalle mele, non è bene  conservarle nel medesimo contenitore per non correre il rischio di trovare le banane ormai annerite. La ricchezza in potassio le rende alimenti ideali per uno sportivo in concomitanza dell’attività fisica e, nello stesso tempo, la naturale presenza di isotopi radioattivi (e innocui) del potassio ha stimolato l’utilizzo della dose equivalente a una banana come unità di misura della radioattività. Tuttavia, le patate possono contenere quasi il doppio del potassio, sfatando il mito della banana come fonte elettiva di questo minerale. Le banane si prestano all’essiccazione e in molte preparazioni grazie alla caratteristica capacità addensante della polpa.

Come ogni frutto sufficientemente “antico”, l’utilizzo di varie parti del banano, incluse le foglie, le bucce del frutto e il frutto stesso, sono ampiamente presenti nella medicina popolare e nella cultura dei paesi che più ne producono. Le foglie di banano sono frequentemente usate per cuocere alimenti al cartoccio mentre la buccia, grazie alle qualità emollienti della parte interna, è stata frequentemente utilizzata come rimedio a scottature e vari disturbi dermatologici. Oggi, si iniziano a raccogliere sempre più dati scientifici circa le proprietà medicamentose dei frutti verdi e varie parti della pianta.

Qualunque siano le frontiere salutistiche a cui potremo in futuro approdare grazie a questo alimento, la banana rimane un frutto dall’accettabilità quasi trasversale, adatto anche a chi è meno avvezzo a consumare frutta. La praticità e la relativa conservabilità a temperatura ambiente lo rendono un alleato importante per gli spuntini fuori casa o in tutte quelle situazioni in cui la logistica non permette grande libertà nella scelta alimentare, evitandoci scelte meno salutari. Si tratta di un frutto che favorisce la digestione e mitiga l’acidità gastrica. Infine, allontaniamo la fobia delle calorie eccessive della banana, sicuramente immeritata.


Dr.  Gianluca  Rizzo - PhD - Biologo Nutrizionista Biologo Nutrizionista, Dottore di Ricerca in Biologia e Bioteconologie Cellulari. Master in Integratori Alimentari, Perfezionamento in Nutraceutica. Docente in corsi di formazione ed ECM, fa parte del corpo docenti del Master Universitario in Fitoterapia e del Master in Fitobiologia, Nutraceutica e Prodotti per la Salute di Messina.  Autore tuttora attivo, come ricercatore indipendente, di pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali a revisione paritaria.

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